martedì 11 agosto 2026

53-55. Dall'ultima comune maoista di Cina ai luoghi in cui son morte di fame milioni di persone per il "Grande balzo in avanti". Pioggia torrenziale e vento del tifone Dolphin ci insegnano lo zen.























9/8
Xuchang-Zhoukhou
111km

La cena a base di peperoncino al pepe del Sichuan con crema di peperetta piccante provoca ulteriori effetti nefasti -facilmente prevedibili, ma comunque inevitabili. Oltretutto, durante la notte, nei palazzoni c'è gran movimento. Gente che corre, che ride che bercia ubriaca. Qualcuno passa davanti a ogni porta e lascia dei bigliettini per esperienze hard a pagamento con donne... Virtuali! Qui anche la prostituzione è generata e gestita con IA! Pazzesco... Fuori le finestre si spengono, come occhi che si chiudono, e la città pian piano cede al sonno, come noi.



La mattina ancora dobbiamo gestire qualche strascico della cena piccante, e partiamo con calma. Si sente che è domenica. In giro c'è tanta gente, ma tutti si muovono con calma, chiacchierando, fermandosi a farci domande che capiamo poco o per niente, e concludendo con grandi risatone e pollici alzati in segno di approvazione. Anche solo salire e scendere con le bici cariche, in ascensore, mentre le migliaia di persone che ci sono in questi grattacieli si muovono per iniziare la giornata, è un'impresa. Io finisco nei sotterranei, Alessio nei sottotetti, ma riusciamo comunque a tornare in strada.



Stamattina il traffico è ridotto, ordinato e persino silenzioso, senza sclacsonate che squarciano i timpani (qui queste sostituiscono l'uso dei freni nel 99% dei casi). Si pedala sulle corsie ciclabili, comunque frequentate da motorini e veicolini elettrici con poche ruote e molte persone a bordo, tra viali alberati e canali ben tenuti, frequentati da pescatori. Man mano che ci si allontana dal centro, si incontrano quartieri che, un tempo, erano probabilmente staccati dalla città e servivano a ospitare gli operai delle immense fabbriche, di cui si stagliano contro al cielo azzurro le ciminiere.
Veniamo spesso abbordati da chi guida i mezzucci elettrici: vogliono sapere da dove veniamo, dove andiamo, chi siamo (un fiorino!). Alessio sfoggia il suo cinese, e fa gran belle figure con le frasi che sa dire. Lasciata la metropoli alle spalle, ci troviamo immersi nelle campagne oceaniche, tutte mais, tabacco e frinire potente di cicale, che assorda ma ha pure un effetto ipnotico e fa venire sonno immediatamente. Sarà che io le associo alle dormite fatte da bambina sul dondolo in balcone al mare, dopo pranzo, nell'ombra a chiazze dei vecchi alberi del giardino...








La strada è in leggera discesa, e il vento a favore. Tutto è con noi, nel nostro rotolare verso Najiecun, a 30km da qui. È il punto di interesse di oggi, una piccola deviazione che ci stiamo concedendo per esplorare un pezzettino ulteriore di questo multiverso chiamato Cina. Si tratta di una delle ultime, o dell'ultima secondo alcune fonti, comuni maoiste rimaste organizzate proprio come voleva il Grande Timoniere.





I suoi 3400 abitanti vivono in case di proprietà collettiva, che vengono assegnate (già arredate, compreso ritratto di Mao da tenere in salotto) gratuitamente alle famiglie; niente bollette, niente spese condominiali. Tutto il ciclo scolastico è gratuito, e, per chi prosegue gli studi e va all'università, anche se deve lasciare il villaggio, la retta viene pagata dalla collettività (purché poi torni). Le cure mediche sono gratuite, come pure i servizi presso la locale casa di riposo per anziani. Terre da coltivare e industrie e manifatture sono collettivizzate e il lavoro viene assegnato a tutti gli abitanti, così che nessuno resti disoccupato. Lo stipendio viene pagato al 30% in denaro e al 70% nei servizi di cui sopra. Ogni mattina, alle 6.30, gli altoparlanti sulle strade diffondono inni e citazioni maoiste. Non ci sono insegne o cartelloni pubblicitari, solo slogan di propaganda e ritratti di Mao, ma pure di Marx ed Engels, Lenin e Stalin, tra dispiegamenti di falci e martelli e bandiere rosse, a ricordare che il comunismo è un ideale internazionale.







Seguendo l'idea maoista di sviluppare la produzione industriale nelle campagne, qui ci sono oltre 30 fabbriche (le più storiche e riconoscibili sono quella di noodles istantanei, di birra e di mattoni), tutte molto attive e capaci di esportare in Cina e all'estero. I più sono impiegati qui, visto che ormai l'agricoltura è meccanizzata e richiede poca manodopera. Perciò Nanjiecun, a differenza dei villaggi rurali che si stanno impoverendo e spopolando, è in crescita. Qualcuno ci si trasferisce per il welfare, altri ci lavorano e basta, visti i buoni salari e la possibilità di sfruttare dormitori e mense per gli operai a prezzi bassissimi (anche se pare che i lavoratori siano costretti a far turni da 12 ore e poi seguire lezioni obbligatorie sul marxismo e le teorie di Mao).
Negli ultimi anni si è diffuso anche un "turismo rosso", promosso dall'amministrazione locale stessa, che consente di alloggiare nell'unico hotel (non esiste concorrenza, qui) e di partecipare a un tour guidato in cart elettrico. Me vediamo passare un paio, mentre esploriamo la zona.




Il villaggio, molto pulito, ordinato e curato, è diviso in quartieri, a seconda della loro destinazione: c'è la zona delle scuole, dall'asilo alle superiori; fuori da ciascuna ci sono slogan, murales e le statue di due martiri adolescenti uccisi dal Kuomintang in quanto comunisti. Poi c'è il quartiere residenziale, con appartamenti identici, solo in due dimensioni diverse a seconda di quanto grandi son le famiglie. Infine, la zona industriale, con gli impianti ricollettivizzati negli anni '80, mentre nel resto della Cina si passava a un sistema misto che non escludeva la proprietà privata. Ci sono pure un museo, con la storia della comune, e un giardino botanico, dove sono esposte anche le miniature dei luoghi importanti della vita di Mao. Il cuore di questo villaggio è la piazza "L'Oriente è rosso", dove, oltre a una gran statua di Mao e a sue citazioni, ci sono le gigantografie dei due padri fondatori del comunismo, Marx Bellicapelli ed Engels barbuto, oltre a un Lenin El Mago rubizzo e al Baffone che addaveni'. Chissà se pure di lui dicono, come di Mao, che ha fatto un 70% di cose buone un 30% di errori. Magari di Stalin anche un 40% eh...













Altra cosa particolare: il sindaco qui è lo stesso dal 1977, con il titolo di "caposquadra" (il più basso per un pubblico ufficiale). Nel '79 fece un viaggio nelle regioni intorno per capire come avviare una fabbrica, e quando tornò ne aprì una di farine locali e una di mattoni. Poi fece avanti e indietro a Pechino per vendere questi prodotti del suo villaggio. Negli anni '80 convinse i concittadini a non adottare il sistema di privatizzazione che si stava diffondendo in Cina, condannandolo. Alcuni se ne andarono, chi rimase scelse di continuare a vivere secondo le regole della comune. Arrivarono lavoratori da fuori, intellettuali, ex membri del partito contrari a Deng Xiaoping e oppositori del capitalismo.
Se si viene accusati pubblicamente di non rispettare le regole, si devono seguire lezioni obbligatorie, ma pare venga ancora usata la punizione corporale, e si può anche essere espulsi dal villaggio. Anche il sindaco ha rischiato grosso, dopo aver speso (sprecato) un sacco di soldi pubblici per creare la macchina del moto perpetuo (fino al 2011!).
"Mao non era un dio, era un uomo. Ma il suo pensiero era divino".



Dopo aver girato un po' tra le quiete stradelle, e scattato tutte le foto del caso, decidiamo di proseguire. Abbiamo ancora 80km da percorrere e, ora, il vento non è dalla nostra parte e inizia a fare davvero un gran caldo. Tra campagne coltivate in ogni metro e villaggi polverosi e caotici di mercati e canetti randagi, raggiungiamo la nostra meta, Zhoukou, con i suoi quasi 10 milioni di abitanti. Ci accoglie con una chiesa gospel grande come lo stadio di San Siro, e le ormai consuete distese di palazzoni.











Come sempre il check in è difficoltoso, non solo perché siamo stranieri, ed è tutto un fioccare di moduli e modulini da compilare. Non solo perché siamo in bici, e allocarle in un posto coperto è un cinema, perché per i cinesi sono oggetti vecchi, superati e senza valore. Stavolta anche perché la camera prenotata online, a loro dire, è vecchia e brutta, ma non ce la mostrano nemmeno, e ci "costringono" a prenderne un'altra più bella, per 20cny in più (2.5 euro). Accettiamo, ma non è modo! Così spendiamo addirittura 13 euro per la doppia, una rapina!



Zhoukou ha una doppia anima: da un lato porta una ricca eredità storica, come antica capitale dell'imperatore Yao, nonché patria del filosofo Lao Tsu (VI secolo a.C., principale divinità del pantheon taoista); dall'altro ha una vivacità modernissimi, essendo in una zona economica favorevole, al centro delle Painure Centrali, tra grandi fiumi navigabili. In più ha i tratti originali delle culture Chen e Chu.
Noi ci godiamo, dopo un po' di riposo, una passeggiata tra grandi viali e stradine dove scorre una quotidianità minuta, nella sera che arriva. Cena leggera (stavolta davvero, infatti stiamo entrambi bene) e siamo pronti per proseguire la nostra non-così-lunga marcia verso il Fiume Azzurro!







10/8
Zhoukou-Jieshou
87km

Quella di oggi è una tappa di trasferimento, come ne seguiranno altre, nei prossimi giorni. Dobbiamo attraversare le vaste Pianure centrali, ubertose e ricche di acque, fiumi, canali, laghi, per portarci verso la costa, un poco a sud, tutto ad oriente (che è rosso, come ci ha insegnato ieri Nanjiecun), fino al Fiume Azzurro e poi alla sua foce, a Shanghai, sul Mar Cinese Orientale. Oggi mi diceva Alessio che mancano, pedalate, una decina di tappe. Un migliaio di kilometri. E' incredibile  che tanta strada sia già alle spalle! Non ne ho misura, nè del tempo trascorso nè dello spazio percorso: tanti sono gli stimoli, tante le cose viste, imparate e attraversate, che mai c'è stato spazio per la noia densa, mai un momento in cui ho avuto la sensazione di aver fatto abbastanza esperienza, di aver visto a sufficienza per aver "capito" il luogo. Anzi! Pur essendo in viaggio da quasi due mesi, di cui uno e mezzo in questo Paese, ho l'impressione di essere appena arrivata, e non sapere ancora nulla o quasi, ma in senso bello: mi oriento, gestisco perfettamente le incombenze quotidiane, la strada, le persone, le prenotazioni, gli hotel, i ristoranti e le spese, le relazioni interumane e i problemini. Ma non mi sento "sazia", la sete da ulisside insonne, la curiosità sono ancora tante. E infatti tante sono ancora le meraviglie che ci attendono: le città di fiume, l'antica capitale Nanchino, alcuni siti sacri con incredibili opere d'arte e Shanghai stessa, che è un mondo a sè, anzi, un insieme di mondi. Purtroppo proprio oggi un milione di persone è stata evacuata a causa del secondo tifone da che siamo qui... E la coda a frusta d'acqua di questo maltempo sta colpendo anche noi, seppur in misura ridottissima. Infatti oggi abbiamo preso acqua, e nei prossimi giorni non avremo scampo: sono previste piogge torrenziali e continue, e vento bastardo contrario. Ci tocca, e s'affronta. Nulla come i capricci del cielo, quando si è in viaggio in bici, insegnano ad essere zen: fa caldo? Ci sono temporali o Eolo ti prende a schiaffi in faccia? Che ti piaccia o meno, che ti incazzi o meno, che te la fai andar bene o no, il meteo resta quello. L'unica cosa che può cambiare è la tua disposizione d'animo nell'affrontarlo. E se non si vuole star male e diventar brutti e gonfi, tanto meglio seguire il klinamen, come gli stoici, e seguire il flusso delle cose facendo il meno attrito possibile con ciò che non è in nostro potere cambiare. Amor fati. Me lo sono tatuato sulla gola lo scorso anno, dopo aver letto questa citazione di Nietzsche in uno sperduto bordello laotiano. Amor fati.

Dunque, stamattina intoppiamo pure il cesso della stanza bella e sovrapprezzata di questo hotel (che condanna ormai! Peggio che in Messico... Ricordo ancora quando, avendo quello dell'hotel intasato oltre l'orlo, avevo approfittato del bagno di un bar dove Gigi stava placidamente mangiando un gelatino... Intasato anche quello, gli avevo intimato, con grave allarme, di abbandonare immediatamente il locale e andarcene di corsa. Io temevo ulteriori pregiudizi verso noi "gringos", lui che aveva capito ci fosse un cadavere in bagno ed era agitatissimo!).

Partiamo sotto ad un cielo quasi azzurro. Fa già caldo. Sappiamo che nel corso della giornata arriverà il maltempo, ma oggi ho deciso che non voglio credere nella pioggia, fino a prova contraria. La pioggia non esiste. Oltretutto Confuzio qui non prende, ha il segnale disturbato e fatica ad aiutarci, perchè siamo nella terra patria di Lao Tsu, e quindi fa interferenza.
Usciamo dalla grande Zhoukhou, su strade ampie e con enorme corsia ciclabile, senza difficoltà. Dopodichè iniziamo a seguire il corso del fiume Ying, che ci accompagnerà anche nei prossimi giorni; è il maggior affluente del fiume Huai, che corre a mezza via tra i fiumi Giallo e Azzurro (e, avendo cambiato corso più volte a causa delle esondazioni, frequenti anche ora, porta parte delle sue acque proprio nello Yangtze).
Lo Ying è estremamente inquinato, a causa delle attività agricole e industriali delle città che vi si affacciano, del traffico di navi merci e dei rifiuti che ci vengono buttati dentro. Nonostante ciò, la gente ci fa il bagno, pesca e ne usa le acque come fossero pure di fonte.








Noi pedaliamo spesso su alzaie frequentate da pescatori che gettano lenze o reti, o, con i retini, raccattano cose o dragano i limacciosi fondali. Passiamo da Xiancheng (1 milione di abitanti) e Shenqiu (un altro milione di abitanti), città strutturate come enormi paesoni, nel mezzo di aree rurali vastissime. Infatti in tutti i villaggi nel mezzo, nonchè nei mercati urbani, ci sono venditori di frutta e ortaggi di ogni genere e tipo, prodotti qui. Il cielo man mano si ingrigisce e fa cupi anche i dintorni. Tutto sembra polveroso e arrugginito, galline e canetti storti si contendono i mucchi di immondizia, tra capannoni semi abbandonati e mercatini malandati. Facciamo sosta ad un benzinaio. Io è dalla partenza che devo fare pipì, causa cesso intasato che mi ha impedito la funzione, e adesso sono passate 3 ore!








Dopo la sosta succedono ben due cose: la prima è che inizia a piovere, e non smette più. Non smette fino all'arrivo, e la sera, e non smetterà questa notte, e nemmeno domani, nè, a quanto pare, nei prossimi giorni. La coda del tifone Dolphin, maledetto! E tira pure vento contrario, maledettissimo!
La seconda è che entriamo in una nuova provincia, l'Anhui (si legge àn-huéi), lasciandoci alle spalle l'Henan. Si tratta della meno sviluppata delle tre ricche province dell'entroterra delle Pianure centrali, ma grazie alla produzione industriale (e alla larga presenza di rame) sta crescendo rapidamente. Conta 61 milioni di abitanti e il suo nome deriva dalla fusione delle sillabe iniziali delle due città più importanti un tempo: Anqinq e Huizhou; è stata creata nella seconda metà del 1600 dalla dinastia mancese, per quanto gli Han vi si fossero stabiliti già dal III secolo a.C. ed esseri umani fossero presenti dal 20.000 a.C.. Viene anche chiamata Wan perchè qui ebbe sede un piccolo regno autonomo, omonimo, durante il Periodo delle Primavere e degli Autunni (722-481 a.C.).

"Nel 1938, vaste aree dell'Anhui settentrionale e centrale subirono gravi danni a seguito della decisione del presidente Chiang Kai-shek di far saltare una diga strategica sul Fiume Giallo, nella speranza di ostacolare fisicamente l'avanzata dell'Esercito imperiale giapponese e impedirgli di conquistare Zhengzhou. Nel giro di soli dieci giorni dalla rottura della diga, le acque e i sedimenti sommersero l'intera parte settentrionale e centrale della provincia, causando la morte di un numero di cinesi compreso tra 500.000 e 900.000 unità, oltre a quella di un numero imprecisato di soldati giapponesi. Dopo la fine della seconda guerra sino-giapponese nel 1945, la capitale dell'Anhui fu trasferita a Hefei, all'epoca una piccola cittadina; il governo provinciale vi destinò ingenti investimenti per favorirne lo sviluppo. A partire dal 1949, vennero avviati progetti per riparare i danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale. L'Anhui fu una delle province più duramente colpite dalla Grande carestia cinese (fine anni Cinquanta, inizio Sessanta). La provincia conobbe un notevole sviluppo grazie alla campagna del "Terzo Fronte", volta a creare industrie di base e per la difesa nazionale in località protette, in previsione di una possibile invasione da parte dell'Unione Sovietica o degli Stati Uniti. Il fulcro del "Piccolo Terzo Fronte" di Shanghai era costituito dalla "base di retrovia" nell'Anhui, che fungeva da "polo produttivo polifunzionale per armamenti antiaerei e anticarro". Verso la fine degli anni '90, l'Anhui divenne una delle province cinesi a più rapida crescita. La provincia fa parte dell'area economica del delta del fiume Yangtze, la zona più sviluppata della Cina." (Wikipedia)

Per altro qui in Anhui vive, anzi, sopravvive all'estinzione, l'alligatore cinese, chiamato anche "drago fangoso". Poveretto!


Noi prendiamo possesso della stanza, con le solite lungaggini e procedure complicatissime. Stavolta c'è anche il "problema" delle bici. Prima ce le fanno potare in stanza, poi fuori, poi giù, dentro, attaccate al muro, no a questo... Davvero per i cinesi sono brutta ferraglia che starebbe meglio in discarica, non avendo nemmeno un motorino ino ino elettrico. Capiscono le nostre preoccupazioni nel lasciarle alle intemperie solo quando vedono che ci sono le borse attaccate. La roba. Altrimenti per loro potrebbero essere buttate a terra in mezzo alla strada! E comunque ormai è un classicone: dopo tutta la burocrazia per i check in, sappiamo già che verranno a bussarci in camera almeno due o tre volte, mentre ci stiamo facendo la doccia o rilassando, perchè mancano ancora dati importantissimi per la registrazione delle due sospette spie europee.


Come sempre quando prendiamo pioggia, dopo la doccia siamo cotti e dormiamo proprio, della grossa, per un paio d'ore. Poi, molli come fichi molli, ci trasciniamo, sotto la pioggia incessante, in un vicino ristorante dove la cameriera, tra una portata e l'altra gioca a carte e fa solitari strani. Alessio prende un risone con maiale sfilacciato e melanzane, io, invece, una pentola di cavolfiori con cipolle e peperoncini non piccanti, accompagnati da riso al vapore. Riso che mando indietro cento volte perchè prima me ne porta 3kg, poi 2.7kg, poi 2.5 e così via, finchè capisce che ne voglio una porzione normale.


Spesina e siamo pronti per ritirarci. Piove e pioverà. Domani avremo anche vento contrario, se le previsioni sono corrette... Ma la tappa è abbastanza breve (70km) e arriveremo a Fuyang, con 9 milioni di abitanti. Così tanti nonostante, anche solo negli ultimi 60 anni, si siano susseguite immani tragedie: 2.5 milioni di persone morirono nella grande carestia, di fame e malnutrizione, con i funzionari che nascondevano i numeri, e i cadaveri, ammassati lungo le strade e nei campi, e occultavano i moribondi, durante le ispezioni governative. Solo negli anni '80 si arriverà ad ammettere che per 3 parti fu causa della natura avversa, per 7 parti degli errori umani. Negli anni '90, per far fronte alla povertà causata dalle pesantissime tasse, i contadini furono poi convinti in massa vendere il sangue. A parte il fatto che gliene veniva cavato tanto da portarli al collasso, e da proseguire la procedura mettendoli appesi al muro a testa in giù, questo mercato senza regole causò la diffusione incontrollata dell'HIV. Principale colpevole di questo disastro, il governatore dell'epoca, che aveva imposto le tasse esorbitanti e poi messo in moto la macchina della vendita del sangue; dopo una brillante carriera politica, che lo ha portato ai vertici del partito, è stato arrestato per corruzione (e non per le migliaia di morti causate...). Durante il lungo periodo del processo, ha continuato a prendere mazzette, e a pagarne per scampare alle condanne, oltre ad aver fatto costruire un aeroporto qui vicino, costato uno sproposito e pochissimo utilizzato... Nel 2004, però, un tribunale ha messo un punto definitivo alla faccenda, con esecuzione capitale tramite iniezione letale.

Ma gli scandali e le tragedie non finiscono qui. Nel 2004 decine di bambini, tutti provenienti dalle aree rurali più povere, sono morti, anche loro di malnutrizione, perchè si trovavano in vendita sul mercato marchi di latte artificiale privi di nutrienti, praticamente acqua biancastra. Costavano poco... E quanti sono morti! Il Partito ha fatto un richiamo formale all'amministrazione locale, per i mancati controlli, e amen.
Nel 2007, poi, sempre i funzionari locali hanno speso un terzo del fatturato dell'intero distretto per costruire una "Casa Bianca" simile al Campidoglio statunitense, a loro uso. Per le riunioni. Il caso è emerso grazie a un sicofante della cricca, che pure è emerso essere marcio quanto gli altri: mazzette, corruzione, abusi d'ufficio, minacce. Questo delatore, comunque, è stato trovato morto. "Suicidio". "Si è impiccato". Ma aveva lividi su tutto il corpo e la bocca serrata, cosa che non avviene mai in cui si appende per il collo. Aveva la bocca serrata perchè non doveva più parlare. Comunque anche il capo di partito del distretto, l'ideatore del progetto "Casa bianca", è stato giudicato colpevole e condannato a morte.

Insomma, dopo aver visto le luminose sorti e progressive di Najiecun, con il suo maoismo funzionante, che piace e porta benessere, viene ora il momento di toccar con mano i danni portati dalle politiche del PCC e da alcuni dei suoi più storti esponenti. Per ogni Yin, c'è uno Yang, e il bianco e il nero si compenetrano, con un punto del proprio opposto in ciascuno.



11/8
Jieshou-Fuyang
73km

Di oggi ho pochissime foto. La pioggia cade incessante da ieri pomeriggio. Oltre 24 ore di cortina d'acqua ininterrotta, grigia, che non ha alcuna intenzione di fermarsi. Nè domani, nè dopo, nè venerdì. Il tifone Dolphin si sta facendo sentire, forte e chiaro.
Ci svegliamo alle 6.30 al suono delle motoseghe. Sono caduti degli alberi proprio davanti all'hotel, a causa del vento, e gli operai sono alle prese con i lavori di rimozione e messa in sicurezza.



Piove, piove e pioverà. Facciamo colazione con calma e ci prepariamo. Sappiamo che sarà una tappa pesante, a suo modo. Non troppi kilometri, non salite, ma un muro di acqua da attraversare controvento, che, secondo i siti del meteo, soffia tra i 20 e i 40km/h da est, esattamente dove dobbiamo andare noi. Cercherà di respingerci, di buttarci indietro a schiaffi e manate. Dobbiamo affrontarlo e cercare la linea di minor resistenza. Passare tra un soffio e l'altro, tra una goccia e l'altra, Scivolare oltre. Ci bardiamo come si conviene alle grandi occasioni già sperimentate (tempeste in Siberia, uragano in Kansas, monsoni in Thailandia, tifoni in Vietnam), con i vestiti della festa. Doppio k-way e pantaloni da pioggia con copriscarpe. Per fortuna le temperature sono miti, quindi, anche da fradici, se non si smette di pedalare non fa freddo.



I primi 30km sono una bella prova di forza di volontà. La strada è lunga e diritta, come "la via che correva" del compianto Guccini (sigh e doppio sigh). Piove fortissimo e il vento è teso contro di noi, al punto che ci butta le gocce d'acqua addosso con la forza di spilli, e la strada, allagata, è tutta a onde, come la superficie di un mare mosso. Per fortuna il traffico è ridottissimo e gli spazi vasti, e il fondo ben tenuto senza buche. Certo, si viaggia in due spanne di acqua, con i piedi che, ad ogni colpo di pedale, si immergono nella broda tiepida... E si respira acqua, al punto che si ha un po' l'effetto waterboarding... Però si procede. Si vede poco, e ci si chiude in una sorta di crisalide, di cocoon fatto di silenzio interiore (chè intorno il boato di vento e acqua assorda), respiro, attenzione ai movimenti piccoli, il ginocchio che si apre e chiude, il pomo d'Adamo che scende e sale quando si deglutisce, il diaframma che apre i polmoni. Nella testa, scorrono canzoni, strofe di poesie, immagini. "Tappa introspettiva" dice Alessio, e mi riporta a galla sulla superficie delle cose, Ero giù nei quieti abissi, nel porto sepolto di Ungaretti. 

Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde

Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto

Passiamo da alcune città, ma soprattutto da villaggi e campagne. Il maltempo non concede tregua, anzi, quando sembra mollare un poco, è come se prendesse la rincorsa, per poi ricominciare con il diluvio violento e il vento a raffiche. Vorrei tirar dritto fino alla meta, perchè fermarsi significa raffreddarsi e prendere coscienza dello stato in cui si versa. Sarebbe meglio l'omeostasi. La virtù dell'inconsapevolezza alla Gozzano. Ma la mia vescica non è d'accordo, quindi ci fermiamo ad un benzinaio. Ri-indossare i vestiti fradici è un'impresa titanica, faticosissima, e lo sforzo per tirare su i braghetti mi fa sentire come il Laocoonte che lotta contro i serpi d'acqua. Alessio si sta mangiando una banana, uscita da non si sa dove. Ripartiamo per gli ultimi, infiniti 24km.



L'ingresso in Fuyang, per fortuna, è piuttosto agevole. Anche qui il traffico solito di motorino e tricicli elettrici è piuttosto ridotto, anche perchè a terra è pieno di rami caduti e pozze tali da risultare problematiche per quei mezzi, più alti che larghi, con ruotine ridicole e leggerissimi. La città è strana: in periferia, palazzoni enormi, in serie da 20, 30, dove vivono metà dei 10 milioni di abitanti. Alcuni sono in costruzione, altri decrepiti, e nell'insieme l'impressione è di decadenza. Più ci si avvicina al centro, più si notano grattacieli e strutture imponenti, all'apparenza moderne, tutte luci, vetrate a specchio e insegne al neon, ma, appena si guarda dietro alle facciate, o ai piani più alti, si vedono i segni dell'abbandono, muffa, ruggine... Qualcosa di fatiscente, imbellettato. Come se si fosse voluto costruire oltre quel che una città simile potesse permettersi di mantenere. Magari tutti i manfogni di cui parlavo ieri c'entrano qualcosa...
Troviamo facilmente l'hotel, e altrettanto facilmente ci viene data la camera. Oggi niente rogne burocratiche, niente lungaggini. La receptionist è in gamba, sa usare il traduttore vocale e ci fa subito sistemare le bici al chiuso. Forse non vuole trattenerci a lungo nella hall, visto che stiamo lasciando un lago sul pavimento di marmo... Quando ho abbassato le braccia per lasciarle penzoloni lungo i fianchi, dalle maniche del k-way mi sono usciti 3 litri d'acqua!
Prendiamo possesso della stanza e ci buttiamo in doccia, per sostituire l'acqua sporca con quella pulita.


Io poi approfitto della lavanderia gratuita per lavare e asciugare i vestiti, sia da bici sia civili. Purtroppo, nel continuo mutamento di clima, dal caldone afoso dei giorni scorsi alle piogge da tifone odierne, si puzza sempre inevitabilmente di cane bagnato. Anzi. Cane bagnato morto annegato. Tre giorni fa.


Finite queste incombenze, e studiate un poco le tappe dei prossimi giorni, da rivedere anche in base alle condizioni meteorologiche, decidiamo di fare una merenda nel vicinissimo fast food tutto cinese. E' la porta accanto a quella dell'hotel. Lo vediamo da quando siamo qui, ma, trattandosi di una sorta di McDonald's del dragone, lo abbiamo sempre scartato rispetto a ristoranti veri e propri. Ma oggi ci sta. E quindi eccoci da Tastien, aperto nel 2012 e oggi con più di 7200 punti vendita in tutta la Cina. Ci mettiamo parecchio a decifrare il menu, e poi connetterci alla wifi per per poter accedere all'ordinazione online (con la nostra esim non si riesce). Ma ne vale la pena! A differenza dei nostri fast food, qui il pane viene preparato in loco, steso a mano e cotto nel singolo punto vendita, e anche le altre preparazioni sono fresche, e non polverine o surgelati. Alessio si prende un panino con il pollo piccante, patatine fritte e una Pepsi al limone. Io una vaschetta di bites di pollo e riso fritti, e la bevanda speciale, anzi, speziaaaale, della casa. Che poi è un latte di soia annacquato, caldo, non zuccherato, che si di acqua bollita, ma bianchiccia. Buono, comunque, e basta.





Rientriamo in hotel. Alessio crolla in un sonno di piombo, per oltre due ore. Io leggo, scrivo, ritiro i panni asciutti (ma comunque non profumati, porca miseria!), guardo qualche video-comfort su Youtube e individuo alcuni punti di interesse da visitare ad Hefei, capitale dell'Anhui, dove arriveremo tra tre giorni con una tappa breve, che ci consenta di girellarla un poco (meteo permettendo). E in tutto questo, fuori continua a piovere. Non smette un attimo. Anzi, a tratti gli scrosci si fanno più cattivi. Piove, piove, piove. E' incredibile la quantità d'acqua che si riserva a secchiate su un'area tanto estesa, e da così tante ore. E sarà così ancora per tre giorni almeno!



Quando Alessio risorge dal mondo dei più, e ormai fuori s'è fatto buio (anche perchè l'estate procede, e noi, andando verso est, ma senza cambiare fuso orario, "perdiamo" ore di luce la sera), andiamo a caccia di un ristorantino per la cena. Non abbiamo voglia di camminare sotto alla pioggia, quindi imbocchiamo la prima viuzza laterale, dove si alternano ristorantini piccoli piccoli e un po' marcetti a negozi di parrucchieri e cosmetici. Non nel senso che vendono trucchi, ma proprio eseguono il trucco, full face, con pennellacci lerci e spugne madide. Infatti è pieno di ragazze messe giù da battaglia, con abitini succinti, capelli decolorati, tatuate e ingioiellate. Sembrano tutte giovanissime, ma potrebbero avere la mia età, qui è difficile distinguere. Chissà se sono in vacanza, escono con le amiche o si prostituiscono...


Noi entriamo nel primo localino che ci ispira, più che a conduzione familiare, proprio padre, madre e figlio adolescente impegnati una a spadellare con uno wok grande così su fiamme altissime, l'altro fuori sulla griglia con arsenali di spiedini, e il ragazzo a portar ciotole di spaghetti o riso a tutto spiano. Accanto a noi due ragazze. Una incazzata si sta ingozzando di cibo, manda vocali arrabbiatissimi e poi si sfoga con l'amica, che si vede che non aveva voglia di uscire, ma c'era un'emergenza e quindi via, sentiamo cosa ha combinato questa volta il fidanzato della Linda. Noi traduciamo il menu. Sono tutti piatti a base di spaghetti o riso. Come si vede, il prezzo medio è 10cny, ovvero 1.3 euro. Ordiniamo, io spaghetti di grano con patate e verdure, Alessio riso con patate e maiale. Sul tavolo, aglio da sgranocchiare crudo e intero, un rotolo di carta igienica per pulirsi la bocca, bacchette ad uso comune e un'antica salsa di soia.




buonissimo tè verde non zuccherato con infusione di giuggiole



Dopo esserci goduti i nostri piatti, stavolta non piccanti e non speziati, semplici semplici e deliziosi, con la pasta tirata a mano lì per lì e spadellata al momento, andiamo al vicino supermercato per una spesina di frutta e la colazione di domani. La città, intanto, si è illuminata, e le magagne restano in ombra, e non si vedono. Sembra solo bella e viva.



Mentre mi aggiro tra gli scaffali, vengo abbordata da due comari, una delle quali decisamente brilla, rossa come un peperone e con il trucco e i glitter un po' spantegati. Vogliono fare foto, poi un video con la musica, ballicchiamo, tirano dentro anche Alessio e mi accorgo che hanno impostato uno di quei filtri orrendi per cui io pure mi ritrovo con due labbra rosse carnose grosse così, ciglia da cerbiatta e viso sbiancato tranne le gote da paiassa. E loro pure. Praticamente sembriamo tutte uguali. La più ubriaca continua ad abbracciarmi, baciarmi sulle guance, in fronte, e stringermi i fianchi e starmi addosso un po' oltre l'accettabile. La sua amica continua a farmi segno che la poveretta ha bevuto, e fa proprio il gesto di portarsi alla bocca gli shottini e calarseli tutti d'un fiato. Ma mica mi mollano! Il siparietto crea interesse e grande ilarità tra le commesse e gli altri clienti, e mi trovo al centro di una scena chi mi fa sudare TANTISSIMO. Per fortuna riesco a divincolarmi, ma mi accorgo che pure il canetto fuori dal supermercato mi guarda strano.



Il tempo di rientrare ed eccoci di nuovo in camera, ad ascoltare il rumore della pioggia che cade. Da qui, al coperto, con i vestiti asciutti addosso e fuori le luci che si riflettono nelle pozzanghere, è anche poetico. Domani, quando torneremo a pedalare nel diluvio, un po' meno. Ma anche questo fa parte del viaggio. Anche questo E' il viaggio.